Terapia forestale e verde urbano per il benessere psico-fisico dei cittadini

L’uomo ha vissuto per millenni immerso in ambienti naturali, sviluppando le proprie attività quotidiane in stretta relazione con gli ecosistemi, anche modificandoli e adattandoli alle proprie esigenze. Nel corso del ‘900 si è registrato un progressivo spopolamento delle aree rurali con un conseguente fenomeno di urbanizzazione, legato a un intenso sviluppo infrastrutturale. Nella seconda metà del secolo scorso quasi il 30% della popolazione mondiale viveva nelle città, nel 2025 questa percentuale è salita al 45% e si prevede che aumenterà entro il 2050 al 68% (United Nations 2025). Le città offrono servizi, opportunità lavorative e relazioni, ma, al contempo, presentano condizioni ambientali e sociali che possono incidere negativamente sulla salute e il benessere psicofisico delle persone, basti pensare che il 91% della popolazione urbana respira aria inquinata oltre i limiti raccomandati, mentre la scarsità di spazi verdi e infrastrutture per la mobilità attiva contribuisce a ridurre l’attività fisica (Urban health).

Questi aspetti favoriscono l’aumento delle malattie non trasmissibili, che si sviluppano nel tempo per una combinazione di fattori genetici, ambientali e legati allo stile di vita, come le malattie cardiovascolari (infarto e ictus) e le respiratorie croniche (asma), i tumori, e i disturbi della salute mentale (depressione e ansia cronica), che rappresentano la principale causa di morte a livello mondiale. Molti dei principali fattori di rischio (e.g., sedentarietà, dieta poco salutare, inquinamento, stress) sono strettamente associati allo stile di vita urbano moderno.

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Solamente in Europa, un uomo su cinque e una donna su dieci muoiono prematuramente (prima dei 70 anni) per le malattie non trasmissibili, e il 60% di questi decessi evitabili è legato a fattori prevenibili (WHO 2022). Inoltre, circa il 20% della popolazione europea soffre di sintomi ansioso-depressivi da lievi a moderati, mentre il 7% accusa sintomi depressivi più marcati.

In questo contesto emerge la crescente attenzione verso la Terapia forestale e la sua applicazione anche in contesti urbani e periurbani, al fine di ridurre il peso crescente di queste malattie che possono diventare croniche, recuperando anche un maggior equilibrio tra uomo e ambiente naturale. Sebbene i contesti urbani e periurbani non possano offrire gli stessi livelli di naturalità presenti negli ambienti forestali, numerosi studi evidenziano che anche la frequentazione regolare di aree verdi urbane può generare benefici fisiologici e psicologici significativi. In tal senso, l’Organizzazione Mondiale della Sanità riconosce che la presenza di spazi verdi in città riduce l’esposizione agli inquinanti, favorisce la mobilità attiva, abbassa lo stress e favorisce condizioni che mitigano i fattori di rischio per le malattie non trasmissibili.

Terapia forestale: nascita di una pratica che riconnette con la natura

Nei primi anni ’80 del secolo scorso, in Giappone ci fu un aumento esponenziale dei casi di Karōshi, ossia di decessi improvvisi (spesso per infarto o ictus) causati da stress eccessivo, esaurimento e orari di lavoro prolungati. Per questo, il Ministero dell’Agricoltura, delle Foreste e della Pesca del Giappone coniò il termine Shinrin-yoku (Shinrin = foresta e yoku = bagno) per promuovere la salute pubblica e la tutela delle foreste. Indicato anche con il termine inglese Forest bathing, consiste nell’immersione “consapevole” nell’aria forestale e nell’ambiente boschivo in generale, per migliorare il benessere emotivo, la salute fisica e mentale (Effects of Shinrin-Yoku -Forest Bathing- and Nature Therapy on Mental Health, IJMHA – Springer Link).

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In seguito, la Società Giapponese di Medicina Forestale ha iniziato ad intraprendere una serie di studi scientifici che hanno messo in luce i principali effetti positivi della foresta sulla salute umana: la riduzione della pressione sanguigna e dei livelli di cortisolo, e il potenziamento del sistema immunitario attraverso un aumento della produzione di cellule chiamate Natural Killer, che riconoscono e distruggono rapidamente cellule infette o tumorali (Shinrin-yoku/Forest bathing and Forest Medicine, review study). I benefici sulla salute umana sono dovuti, oltre alla semplice attività motoria in sé, all’elevata disponibilità di Composti Organici Voltatili (COV) biogenici emessi dagli alberi che, respirati, si sciolgono nel sangue. I COV biogenici, quali ad esempio i monoterpeni, isoprenoidi, alcoli, aldeidi e chetoni, risultano avere un’azione antiossidante, antinfiammatoria e balsamica sulle vie respiratorie.

Un secondo filone di studi con ricerche empiriche condotte principalmente nei paesi asiatici, che ha avuto un notevole impulso a seguito della pandemia da COVID19, ha investigato i benefici psicologici dell’esposizione all’ambiente boschivo nella riduzione di stress, ansia e sintomi depressivi. Tali studi hanno documentato miglioramenti nell’umore, riduzioni significative dei livelli di ansia e stress, e benefici sulla salute mentale, in particolare nelle persone con tendenze depressive. Risultati analoghi emergono anche da revisioni sistematiche e metanalisi, che confermano l’effetto positivo del Forest bathing sul benessere psicologico (Forest bathing and psychological well‐being, systematic review – IJMHN).

Altre evidenze scientifiche hanno permesso l’affermazione della Terapia forestale come pratica terapeutica orientata a produrre principalmente effetti di prevenzione primaria per la salute delle persone affette da disturbi riconducibili a malattie non trasmissibili che, se affrontati tempestivamente, possono regredire favorendo il recupero del benessere psicofisico. Infatti, l’immersione in foresta condotta con il supporto di uno psicoterapeuta (medico o psicologo) qualificato, favorisce maggiormente il rilassamento e la concentrazione sulla percezione sensoriale (Prabowo & Prasetyo 2024). Gli effetti riscontrati sono l’abbassamento della pressione arteriosa e del battito cardiaco, riduzione del cortisolo, miglioramento della concentrazione, rafforzamento del sistema immunitario e incremento del benessere emotivo. Alla luce di quanto evidenziato, e in quanto ‘terapia’, questa dovrebbe prevedere una indicazione medica che attraverso una prescrizione personalizzata indichi la “posologia di somministrazione”, e quindi il numero e la durata delle ‘sedute’ di Terapia forestale. In questo senso, la Terapia forestale può rientrare tra le cosiddette prescrizioni verdi (green prescriptions) che medici e operatori sanitari prescrivono al fine di ridurre l’uso di farmaci per patologie croniche, stress, insonnia e ansia, offrendo benefici sia per il paziente sia per il risparmio della sanità pubblica.

Sessione di Terapia forestale organizzata all’Orto botanico di Roma (F. Meneguzzo, CNR IBE)

Aree verdi urbane e Terapia forestale

Le prime ricerche scientifiche sugli effetti della Terapia forestale sono state condotte in aree boschive naturali e semi-naturali coinvolgendo differenti gruppi di popolazione a maggiore vulnerabilità, tra cui anche gli anziani (per prevenire fenomeni di demenza senile), i bambini, gli adolescenti e pazienti affetti da varie forme di disabilità. Più recentemente, la comunità scientifica internazionale si è focalizzata sullo studio degli effetti della Terapia forestale praticata in aree verdi urbane e periurbane (parchi e giardini urbani, ecc.). Tali studi hanno evidenziato come anche queste aree boscate possano produrre benefici psicologici e fisici comparabili con quello delle aree boschive extraurbane (Yeon et al. 2023).

I vantaggi delle aree verdi urbane per la Terapia forestale sono legati soprattutto all’accessibilità: la vicinanza facilita una frequentazione regolare e, quindi, un’esposizione al verde più frequente rispetto ai siti forestali lontani dalle città. In questo quadro, la Terapia forestale urbana, intesa come fruizione guidata e strutturata di ambienti verdi urbani e periurbani, può contribuire al miglioramento del benessere psicofisico attraverso meccanismi analoghi a quelli osservati nei contesti forestali, risultando particolarmente utile e fruibile anche per le fasce più fragili della popolazione urbana.

Anche in questo caso, però, non tutti i boschi possono essere adatti a svolgere attività di terapia forestale, e le aree idonee devono possedere dei requisiti minimi indispensabili a garantire sia la sicurezza che l’efficacia dell’azione terapeutica che si persegue. In questo caso, oltre alla presenza di ambiente forestale riconducibile alla definizione di “bosco o aree assimilate a bosco” (D.Lgs. 3 aprile 2018, n. 34, Testo unico in materia di foreste e filiere forestali – TUFF, artt. 3–4), uno degli elementi di disturbo principali in città è l’inquinamento acustico, che si riduce notevolmente nei parchi con grandi estensioni. Il secondo elemento è la quantità di inquinanti atmosferici come i COV antropogenici, chiamati BTEX (Benzene, Toluene, Etilbenzene e Xilene), molto diffusi nell’aria soprattutto in aree urbane e peri‑urbane a causa del traffico veicolare, combustioni, solventi, carburanti. L’inalazione è la via di esposizione principale per la popolazione generale e il principale determinante degli effetti sulla salute umana. Anche questi risultano generalmente più contenuti nei parchi di grandi dimensioni.

L’integrazione della Terapia forestale nei programmi sanitari e sociali urbani, accanto a politiche di prevenzione e promozione della salute, rappresenta un’importante risorsa per contrastare gli effetti nocivi dell’urbanizzazione e degli stili di vita ad essa collegati, agendo sul benessere della società. In questo caso, le aree urbane e periurbane possono giocare un ruolo importante, sia per l’elevata concentrazione di popolazione nei grandi centri sia perché garantiscono un accesso più agevole e continuativo a interventi di prevenzione e supporto, in particolare per le persone socio‑economicamente svantaggiate o più vulnerabili (anziani, soggetti con fragilità fisiche o psicologiche e persone con limitazioni economiche o di mobilità).

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In quest’ottica, alcune esperienze istituzionali mostrano come la prescrizione sociale/verde possa essere implementata anche in contesti ad alta densità abitativa. Nel contesto europeo, per esempio, il Regno Unito ha avviato nel 2021 un programma di prescrizioni sociale, promosso dal Servizio Sanitario Nazionale britannico (NHS, Green Social Prescribing Programme), che consente ai medici di prescrivere attività a contatto con la natura (es. passeggiate nei parchi, orti comunitari, volontariato ambientale) come supporto alla salute mentale. Valutato su oltre 8.500 partecipanti, il programma ha evidenziato miglioramenti nel benessere soggettivo e un ritorno sociale sull’investimento pari a 1,88 dollari per ogni sterlina spesa, con ricadute rilevanti anche per popolazioni urbane socio‑economicamente svantaggiate e minoranze etniche.

In Italia, a livello nazionale, la Toscana è la prima regione che ha stanziato fondi per il triennio 2025-28 per lo sviluppo della Terapia forestale all’interno delle medicine complementari.

L’esempio dell’Orto botanico di Roma

Veduta dell’Orto botanico di Roma (F. Meneguzzo, CNR IBE)

Presso il Museo Orto Botanico della Sapienza Università di Roma, l’Associazione Kokyu propone da alcuni anni passeggiate di Terapia forestale guidate da uno psicologo e, quando necessario, da un co-conduttore di supporto (ad esempio in presenza di partecipanti con esigenze particolari). L’esperienza è stata avviata nel 2021, quando il CNR-IBE ha incluso quest’area tra i siti di studio sperimentali, effettuando misurazioni dei COV biogenici in concomitanza con lo svolgimento di sessioni guidate di Terapia forestale. Tali misurazioni hanno restituito risultati inaspettatamente positivi, nonostante l’enorme varietà di specie presenti nell’orto e nonostante il suo inserimento nel contesto urbano romano.

L’esperienza rilassante della passeggiata lungo i sentieri dell’area botanica è ulteriormente potenziata dalla guida del terapeuta, che aiuta i partecipanti a portare l’attenzione sulla percezione sensoriale (profumi, colori, suoni e sensazioni tattili), facilitando un rilassamento più profondo e consapevole.

A sostegno di questa interpretazione, i risultati di uno studio recente (Rivieccio et al. 2025), che ha confrontato sessioni di Terapia forestale in natura autoguidate tramite cartelli con sessioni guidate da un terapeuta che forniva le stesse indicazioni, mostrano che la conduzione da parte di uno specialista produce benefici maggiori. Una possibile spiegazione è che la presenza del terapeuta riduce il carico di “gestione” dell’esperienza (decidere cosa fare, come farlo, se lo si sta facendo bene): affidarsi alla guida abbassa la componente più razionale e di controllo, facilita l’abbandono, sostiene l’attenzione e favorisce una maggiore sensazione di rilassamento personale.

Una sessione tipo all’Orto Botanico dura circa due ore e si sviluppa lungo un percorso pensato per favorire un’esperienza meditativa e multisensoriale. Dopo una breve introduzione, durante la quale vengono illustrate le tappe e le modalità di conduzione, i partecipanti sono invitati a sospendere giudizi e preoccupazioni legate al lavoro e alla quotidianità, orientandosi verso il proprio rilassamento. I gruppi sono guidati da uno psicologo e, se necessario, affiancati da un coconduttore in presenza di partecipanti con esigenze particolari. La passeggiata procede lenta prevalentemente nelle aree a prato, con 4–5 soste in punti ritenuti idonei a stimolare l’attenzione sensoriale. Dall’analisi dei questionari facoltativi proposti, emerge che i partecipanti hanno in media circa 40 anni e sono prevalentemente donne.

La strategia di comunicazione adottata ha dato molta visibilità a questa iniziativa, generando nuove richieste sia da parte dei dipendenti di alcuni reparti di un ospedale pubblico di Roma sia dal mondo del lavoro. Nell’ambito della prevenzione, il settore lavorativo rappresenta un ambito che merita attenzione e approfondimento scientifico, poiché promuovere il benessere in questo contesto potrebbe avere ricadute interessanti sul benessere e l’efficienza lavorativa individuale e di gruppo.

In conclusione, riconoscere il valore degli spazi verdi in relazione al benessere umano implica la volontà di superare i limiti di un singolo ambito di competenza. La protezione e la promozione delle aree verdi urbane e periurbane non possono essere considerate responsabilità esclusive dell’ambito tecnico (urbanistica, pianificazione e gestione del verde pubblico), ma devono diventare un impegno comune e condiviso tra i settori sanitario, educativo e sociale, all’interno di una cornice normativa capace di garantire alla società un servizio non solo paesaggistico e di qualificazione urbana, ma anche di fruizione orientata al benessere delle persone (Rivieccio, Pianeta PSR).

Info Autori

Rosa Rivieccio
Centro di Ricerca Politiche e Bioeconomia, Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (CREA) |  Altri Posts
Alessandro Paletto
CREA, Centro di Ricerca Foreste e Legno, Trento |  Altri Posts

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