Diversità saproxilica in ambiente urbano
Poiché gli ambienti urbani ospitano la maggior parte della popolazione mondiale, sono spesso percepiti come aree con fauna e flora povere, dove predominano le specie alloctone e gli ambienti semplificati. Tuttavia, è stato dimostrato che le città possono ospitare numerose specie protette, se opportunamente gestite. Molte città si trovano lungo le coste, in corrispondenza di estuari, nelle vicinanze di corsi idrici ed in pianure alluvionali: luoghi storicamente favorevoli per lo sviluppo di insediamenti e che al contempo pongono le città in continuità con gradienti ambientali che influenzano la ricchezza e diversità di specie, indipendentemente dalle modifiche apportate dall’uomo.
In ambiente urbano come in foresta, la presenza di alberi può creare le condizioni affinché piante erbacee, animali, funghi e microrganismi possano trovare habitat e risorse fondamentali. Le complesse relazioni che si stabiliscono, anche in ecosistemi creati dall’uomo, hanno un ruolo determinante nel mantenimento degli equilibri ecologici.

Foto di Miekzwei via Piaxabay
Una parte essenziale della biodiversità forestale, che, se siamo fortunati, possiamo ritrovare anche in parchi ed alberature urbane, è costituita dalle specie saproxiliche: ovvero da organismi legati alla presenza di legno morto o deperiente. L’incredibile ricchezza degli organismi legati alla degradazione del legno passa spesso inosservata e la maggior parte delle specie rientra nei seguenti quattro gruppi:
- Funghi, svolgono il ruolo di “decompositori strutturali”. Sono dotati di enzimi che decompongono lignina, cellulosa ed emicellulosa e grazie alla loro azione, aprono la strada agli altri decompositori, per i quali rappresentano anche una risorsa alimentare.
- Coleotteri, insetti che creano gallerie e spesso sono in simbiosi con diversi funghi, per digerire cellulosa e lignina. Nel mondo che si crea sotto corteccia, si nutrono di funghi, di altri insetti e di materia organica in decomposizione (saprofagi). Le loro larve possono passare diversi anni in questo ambiente protetto, prima di trasformarsi in adulti. La loro attività gli vale il nome di “ingegneri ecosistemici”, per le profonde modifiche che apportano nel legno, a beneficio di molti altri organismi.
- Ditteri, insetti meno conosciuti dei coleotteri, le cui larve si sviluppano nelle cavità degli alberi, che siano queste asciutte o piene d’acqua, sotto la corteccia e nelle fuoriuscite di linfa. Fra loro troviamo fungivori, predatori, parassitoidi e saprofagi.
- Imenotteri, insetti fra cui troviamo specie che si nutrono di legno morto, parassitoidi e specie che utilizzano cavità scavate da altri (come le api solitarie).
L’azione degli organismi saproxilici favorisce la degradazione del legno e la formazione di strutture distinte chiamate microhabitat, che a loro volta offrono substrati, risorse trofiche, siti di nidificazione e rifugi a una ricca comunità di organismi altamente specializzati. Fra questi troviamo numerose specie di uccelli, mammiferi arboricoli e pipistrelli. Alla base di questa ricchezza si trovano i lenti processi di decomposizione innescati dai saproxilici, capaci di trasformare un albero in una megalopoli arborea.
Poiché la diversità e la ricchezza di microhabitat aumentano con l’invecchiare della pianta, alcuni degli alberi monumentali presenti nelle nostre città sono rientrati a far parte dell’elenco nazionale proprio per il loro valore ecologico, per la presenza di microhabitat e per le specie rare e protette che questi ospitano. I gruppi di alberi senescenti che possiamo trovare in parchi e giardini hanno in quest’ottica un ruolo fondamentale, garantendo la disponibilità di legno morto e microhabitat nello spazio (più di quanto possa fare un albero isolato) e nel tempo (in una stessa cavità possono infatti susseguirsi numerose generazioni).

Foto di Cameraman Moss via Pixabay
In ambiente urbano quanto in ambiente naturale, gli alberi portatori di microhabitat sono elementi chiave per la funzionalità degli ecosistemi. Uno studio svolto in sei città svedesi nel quale è stata analizzata la ricchezza di organismi saproxilici lungo gradienti di densità urbana, ha evidenziato una progressiva diminuzione della ricchezza all’aumentare della densità abitativa e viceversa un aumento proporzionale alla densità della copertura arborea. Questo studio conferma che l’urbanizzazione può mettere a rischio la biodiversità saproxilica, riducendo la disponibilità ed aumentando l’isolamento delle risorse. La creazione di nuovi habitat è determinante per le popolazioni di questi organismi, frammentate dall’urbanizzazione e dall’intensificazione degli usi del suolo. Ad esempio, la capitozzatura è un intervento che aumenta la probabilità di formazione di alberi senescenti, portatori di cavità durature. Studi svolti in Repubblica Ceca evidenziano l’importanza del recupero di questa pratica anche in ambiente urbano, per il ripristino ambientale e per garantire la connettività delle complesse comunità di saproxilici. In Germania, sono state attuate diverse sperimentazioni per la conservazione e messa in sicurezza di alberi morti in piedi, talvolta anche ricollocandoli in zone idonee, quando si rende necessario l’abbattimento. Il rilascio di tronchi a terra, posizionati verticalmente e parzialmente interrati, è una pratica comune per la creazione di habitat per il cervo volante, coleottero protetto dalla Direttiva Habitat, facilmente osservabile anche in aree urbane. Tale intervento è stato attuato in diversi paesi, fra cui Regno Unito, Svizzera e Belgio, dove è entrato a far parte del Piano d’azione per il cervo volante nelle Fiandre, che ha previsto la costruzione di centinaia di cataste di tronchi in giardini privati, parchi e lungo le strade, per incrementare le popolazioni residue di cervo volante nelle aree suburbane di Bruxelles.
Preservare gli alberi senescenti in ambiente urbano richiede particolare attenzione agli aspetti legati alla sicurezza, per far si che la gestione dei rischi associati non prevenga il raggiungimento dell’età avanzata. Diversi esempi ci dimostrano che è possibile garantire la tutela degli organismi saproxilici anche in aree densamente abitate. Alcuni di questi interventi sono stati innescati da inattesi rinvenimenti di specie protette, come nel caso dello scarabeo eremita (protetto anche questo dalla Direttiva Habitat), ritenuto estinto in Norvegia fino al suo ritrovamento nei frassini senescenti di un viale nella città di Tønsberg. La presenza di questa specie emblematica ha fatto si che la prevista rimozione di vecchi frassini cavi sia stata convertita nella messa in sicurezza degli alberi, associata alla traslocazione di parte della popolazione di Osmoderma eremita in un altro sito idoneo, nel tentativo di garantirne la conservazione a lungo termine.
Anche nelle foreste urbane è possibile favorire l’accumulo di legno morto, senza compromettere le attività ricreative, come dimostrano la capitale slovacca Bratislava e la città tedesca di Bielefeld, dove divulgazione e processi condivisi hanno permesso la gestione di potenziali conflitti, come ad esempio, la percezione di foreste “troppo disordinate” a causa della presenza di legno morto.
Buone pratiche per la tutela dei saproxilici possono anche essere associate all’ordinaria gestione del verde. Nel campus dell’Università di Madrid “Rey Juan Carlos”, in concomitanza con l’abbattimento di 15 alberi che mostravano chiari segni di colonizzazione da parte di insetti saproxilici e nidi di picchio, è stata concordata la creazione di snag, alberi morti in piedi alti 2 metri, a cui è stata rimossa la chioma per motivi di stabilità, e di cataste con il resto del legname tagliato, ognuno identificato da un cartello con scritto “Vita nel Legno Morto” ed un QR code per maggiori informazioni. Questo ha permesso di raggiungere molteplici obiettivi: monitorare le comunità di saproxilici urbani (poco studiate rispetto agli altri ambienti) ed i processi legati alla decomposizione (in particolare l’effetto del tempo sulle comunità batteriche), grazie al coinvolgimento degli studenti. Questa iniziativa spontanea riassume diversi aspetti positivi della gestione del legno morto in ambiente urbano:
- È possibile rilasciare il legno morto nelle aree verdi urbane, dove oltre a tutelare la biodiversità, può assumere un valore educativo.
- I problemi di sicurezza possono essere gestiti, in questo caso creando dei monconi di 2 m e senza rami.
- Le cataste di legno morto possono essere posizionate in modo da non interferire con la manutenzione e con altre attività.
La conservazione della natura è legata al valore che diamo ad una risorsa, a come la percepiamo. Progettare, gestire e conservare spazi verdi ricchi di biodiversità in aree urbane richiede un attento bilancio delle esigenze della società e delle altre specie, tenendo conto anche dei benefici della biodiversità per la salute umana e per i servizi ecosistemici. Gli esempi inclusi nel presente contributo mostrano come comprendere il valore di un albero senescente per la biodiversità, intervenire per garantirne la longevità, può permetterci di ospitare nelle nostre città le incredibili megalopoli che possono formarsi in un albero ricco di microhabitat.
Per imparare a riconoscere i microhabitat degli alberi e sapere quali sono le principali specie che potremmo osservare, le guide sviluppate da Integrate+, un progetto dimostrativo del Ministero dell’Agricoltura tedesco, e dal WSL rappresentano dei validissimi strumenti gratuiti, disponibili anche in italiano. Questi cataloghi, creati per l’inventariazione dei microhabitat degli alberi, sono arricchiti da note sulla diversità di specie associate alle diverse strutture. Ad esempio, sarà possibile apprendere che una cavità di un albero in grado di trattenere raccolte d’acqua si chiama un dendrotelma e che questo microhabitat ospita a livello europeo numerose specie con stadi vitali acquatici. Nonostante la natura effimera, poiché queste piccole cavità vanno facilmente incontro a disseccamento in assenza di piogge, sono in grado di ospitare numerosi organismi altamente specializzati, per i quali la rimozione dell’albero portatore di questo microhabitat equivale alla scomparsa della risorsa vitale. Grazie alle informazioni contenute in queste guide, anche una corteccia sollevata non sarà più una trascurabile imperfezione, ma diventerà un riparo per pipistrelli ed altri animali di ridotte dimensioni.

Un albero habitat nel parco della fortezza di Suomenlinna (Helsinki), sito patrimonio UNESCO: si possono osservare numerosi corpi fruttiferi fungini ed una cassetta nido ricavata da una branca caduta. Foto L. Zapponi.
