PEFC Italia, CNR e SISEF sugli incendi estremi in Europa: “I megafire non si combattono con i mezzi di spegnimento, priorità deve essere prevenzione”

  • Dai roghi che stanno colpendo Spagna, Francia e Italia arriva un nuovo avvertimento per l’Europa: di fronte a incendi sempre più intensi e difficili da controllare, gestione forestale sostenibile, certificazione, monitoraggio e tecnologie avanzate diventano strumenti essenziali per ridurre il rischio.
  • PEFC Italia, CNR e SISEF richiamano la necessità di investire con continuità e nel lungo periodo in pianificazione forestale, gestione attiva dei territori, ricerca e innovazione, superando una logica emergenziale che interviene solo quando le fiamme sono già fuori controllo.

Gli incendi che nelle ultime settimane stanno interessando Spagna, Francia, Grecia e anche l’Italia confermano la crescente esposizione dell’Europa a eventi sempre più intensi, estesi e difficili da controllare. Non si tratta più di sole emergenze stagionali ma della manifestazione di un rischio strutturale, aggravato dal cambiamento climatico che porta condizioni meteorologiche sempre più calde e secche, siccità prolungate, fenomeni meteorologici estremi con effetti anche sull’accumulo di materiale vegetale combustibile.

È in questo contesto che PEFC Italia, l’ente promotore della gestione sostenibile del patrimonio forestale, CNR – Consiglio Nazionale delle Ricerche e SISEF, Società Italiana di Selvicoltura ed Ecologia Forestale, richiamano la necessità di ripensare le strategie di prevenzione e difesa del patrimonio forestale italiano ed europeo. Quando un incendio assume comportamenti estremi, infatti, lo spegnimento può diventare molto difficile o, in alcune fasi, sostanzialmente impossibile. Per questo la priorità non può essere soltanto aumentare la capacità di intervento in emergenza, ma ridurre in anticipo la possibilità che ogni innesco si trasformi in una catastrofe.

Secondo i dati rilevati nel territorio dell’Unione Europea dal sistema informativo EFFIS (European Forest Fire Information System), dall’inizio dell’anno al 29 luglio sono già stati registrati 1.407 incendi, per una superficie complessiva percorsa dal fuoco pari a 434.976 ettari. Alla data attuale, la superficie bruciata è già oltre il doppio della media 2006-2025 ed è più alta del 25% del 2025, l’anno peggiore della serie storica. Inoltre, il sistema segnala condizioni di pericolo molto estremo nel sud-ovest della Francia, nel nord della Spagna e in Portogallo e in molte zone del nostro Paese, confermando la crescente esposizione del continente a eventi di intensità eccezionale.

I cosiddetti “megafire” che stanno colpendo l’Europa non si distinguono soltanto per l’estensione delle superfici percorse dalle fiamme ma soprattutto per l’eccezionale intensità, persistenza, rapidità di propagazione e capacità di generare grandi quantità di energia, il cui comportamento può superare le capacità operative dei sistemi antincendio, rendendo particolarmente difficile il loro contenimento con conseguenti e drammatici impatti ecologici, economici e sociali. In determinate condizioni, l’interazione tra incendio, atmosfera e fenomeni convettivi può inoltre produrre variazioni repentine e violente del vento: raffiche discendenti e downburst possono modificare improvvisamente direzione e velocità delle fiamme, rendendo estremamente pericolose le operazioni di spegnimento e imponendo, in alcuni casi, il passaggio dall’attacco diretto alla protezione di persone, infrastrutture e aree esposte.

Foto: Corsi di aggiornamento e di formazione di D.O.S. (direttore delle operazioni di spegnimento) in Friuli Venezia Giulia

“È paradossale come in Italia, un Paese con circa 12 milioni di ettari boschivi, ci si accorga di essere un Paese forestale soprattutto quando scoppiano gli incendi”, dichiara Marco Bussone, presidente di PEFC Italia, AIEL e UNCEM. “Servono mezzi, personale e tecnologie per l’emergenza, ma la vera sfida arriva molto prima: pianificare, gestire, certificare. Oggi solo una parte limitata (circa il 20%) del patrimonio forestale nazionale è oggetto di pianificazione e programmazione degli interventi, mentre milioni di ettari restano fuori da una strategia strutturata. Purtroppo, non tutti gli incendi possono essere evitati ma possiamo impedire che ogni innesco diventi una catastrofe ed è per questo che la gestione forestale sostenibile non è solo uno slogan ma significa boschi conosciuti, monitorati, curati e inseriti in filiere locali capaci di generare economia, presidio e comunità”.

La prevenzione passa dunque da territori forestali gestiti, diversificati, monitorati e pianificati, con interventi calibrati sulle diverse caratteristiche ecologiche e sul livello di rischio delle singole aree. Questo significa evitare sia l’abbandono che le operazioni indiscriminate, promuovendo interventi di selvicoltura preventiva, diradamenti selettivi, gestione della vegetazione nelle aree più esposte, rimozione o trattamento del materiale vegetale secco quando necessario, manutenzione della viabilità forestale, punti d’acqua, aree di sicurezza e gestione dell’interfaccia urbano-forestale dove abitazioni, infrastrutture e vegetazione entrano in contatto.

In questa prospettiva, la certificazione forestale non rappresenta una garanzia contro gli incendi ma uno strumento che rende la prevenzione pianificata, verificabile e continuativa. La foresta pianificata non è logicamente un luogo immune alle fiamme ma è dove responsabilità, interventi e controlli non vengono lasciati all’improvvisazione, perché inseriti in un sistema basato su monitoraggio, tutela della biodiversità e salvaguardia dei servizi ecosistemici. E, per le foreste certificate, verifiche indipendenti, che riducono fino a nove volte l’innesco dell’incendio rispetto alle aree non gestite.

Foto: Incendio boschivo in Toscana, via pixabay valtercirillo

Accanto alla gestione forestale sostenibile, un ruolo sempre più rilevante è svolto dalle tecnologie. Satelliti, intelligenza artificiale, banche dati e simulatori consentono oggi di integrare tra loro informazioni meteorologiche, territoriali e satellitari, individuare le aree più esposte, sia oggi che in futuro, ricostruire le cause degli incendi e simulare migliaia di scenari di propagazione. Non si tratta di sostituire l’esperienza umana e il presidio territoriale ma di mettere a disposizione di decisori, gestori forestali e sistemi antincendio, strumenti sempre più precisi per individuare i potenziali punti sensibili allo sviluppo di un incendio, quali direzioni può prendere e dove gli interventi possono incidere di più.

Un contributo importante arriva, ad esempio, dal lavoro scientifico sviluppato anche nell’ambito del progetto PNRR FIRE-BOX, che ha costruito un database nazionale armonizzato che comprende oltre 100.000 eventi registrati tra il 2007 e il 2022, ha prodotto una carta nazionale che classifica i combustibili utilizzabili nei modelli di propagazione e ha applicato strumenti innovativi di simulazione a sei parchi nazionali italiani. Per ciascuno sono stati elaborati scenari di propagazione e un atlante che integra pericolosità, vulnerabilità, esposizione e rischio.

“Tecnologie e conoscenze scientifiche diventano davvero efficaci quando vengono ben comunicate e si traducono in azioni condivise con le comunità e con gli enti locali”, dichiara Giorgio Matteucci, Dirigente di Ricerca dell’Istituto per la BioEconomia del CNR e Presidente della Società Italiana di Selvicoltura ed Ecologia Forestale (SISEF). “Il mondo della ricerca scientifica sta, infatti, lavorando sempre più con gli attori del territorio, come nel caso del progetto Interreg Italia-Francia MED-Star2, coordinato dal CNR-IBE, che ha l’obiettivo di migliorare la capacità dei territori costieri di Francia (Corsica, Region Sud) e Italia (Sardegna, Toscana, Liguria) e di affrontare le criticità legate al rischio di incendi boschivi e al cambiamento climatico promuovendo misure volte ad aumentare la resilienza dei territori e delle comunità, anche attraverso specifiche iniziative di comunicazione e informazione”.

Per PEFC Italia, CNR e SISEF, la nuova stagione degli incendi estremi impone quindi un cambio di paradigma: destinare risorse strutturali alla prevenzione, finanziare piani di gestione forestale e interventi pluriennali, favorire la certificazione e l’aggregazione delle proprietà, mettere in rete ricerca, gestori, comunità locali e sistemi antincendio, utilizzare strumenti scientifici e tecnologici nella pianificazione e agire durante tutto l’anno, non soltanto quando iniziano i roghi.

La crisi climatica non determina da sola l’innesco degli incendi, troppo spesso legato alle attività umane, ma crea condizioni meteorologiche e ambientali capaci di renderli più probabili, intensi e difficili da controllare. Per questo la prevenzione non può essere considerata un capitolo accessorio delle politiche forestali ma il primo investimento per proteggere biodiversità, comunità, economie locali e sicurezza dei territori.

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