Testimoni generosi: gli alberi monumentali custodi di biodiversità urbana
Negli ultimi anni gli alberi monumentali hanno attirato crescente attenzione scientifica grazie al loro ruolo nel verde urbano. Questi esemplari, caratterizzati da dimensioni eccezionali e da un elevato valore paesaggistico, storico-culturale ed ecologico, rappresentano elementi chiave dei paesaggi in cui si trovano. La loro struttura complessa consente di fornire importanti contributi della natura al benessere umano, per esempio la riduzione dell’inquinamento atmosferico, del suolo e delle acque, contribuendo così al miglioramento della qualità ambientale urbana. Un beneficio particolarmente rilevante è il supporto alla biodiversità: gli alberi monumentali offrono potenziali habitat indispensabili per numerose specie animali, vegetali e fungine, fungendo da siti di riproduzione, rifugio e risorsa trofica.
In Italia, la normativa ha riconosciuto il valore di questi individui attraverso la Legge 10/2013 e ss.mm.ii., e ha definito i criteri di monumentalità e istituito l’Elenco nazionale degli alberi monumentali attraverso il Decreto interministeriale 23/10/2014, oggi composto da 4.944 entità (ultimo aggiornamento Decreto direttoriale del 23 ottobre 2025). Con entità si intende l’insieme complessivo di alberi singoli o gruppi di alberi individuati sul suolo nazionale come portatori di criteri di monumentalità.
I criteri di monumentalità includono diversi aspetti, per esempio:
- i) età e dimensioni,
- ii) forma e portamento,
- iii) valore ecologico,
- iv) rarità botanica,
- v) architettura vegetale,
- vi) pregio paesaggistico,
- vii) pregio storico, culturale e religioso.
Il criterio del valore ecologico riconosce gli alberi capaci di sostenere altre forme di vita, offrendo habitat specifici per flora e fauna: specie rare, specializzate o di particolare interesse conservazionistico. Il valore ecologico, nella sua accezione più ampia, include diversi elementi strutturali e funzionali dell’albero.
Un elemento di particolare importanza è la presenza di dendromicrohabitat (in inglese tree-related microhabitat), ovvero strutture come cavità, fessurazioni, ferite, tasche della corteccia o rami morti che vengono utilizzate da specifici taxa durante almeno una parte del loro ciclo vitale. La presenza, il tipo e le caratteristiche strutturali dei dendromicrohabitat rappresentano indicatori cruciali di maturità ecologica e risultano fondamentali per la conservazione di specie, anche rare o specializzate, contribuendo al mantenimento e al rafforzamento delle funzioni ecologiche del verde urbano.

Sofora del Giappone pendula monumentale presso Villa Revedin Rinaldi Bolasco Piccinelli. Foto: F.G. Simonelli
Gli alberi monumentali in Italia
Un recente studio “Native and non-native monumental trees in cultural landscapes: a spatially heterogeneous source of biodiversity” ha approfondito le caratteristiche ed il ruolo per la biodiversità della comunità di alberi monumentali nel territorio nazionale. La ricerca, condotta sul database ufficiale del MASAF del 4 novembre 2024, analizza 4.654 entità monumentali distribuite su tutto il territorio italiano, offrendo un quadro approfondito della loro composizione, distribuzione e rilevanza ecologica.
Gli alberi monumentali costituiscono un patrimonio vivente che attraversa epoche, paesaggi e culture. In Italia essi sono presenti dal livello del mare fino a quote alpine superiori ai 2.800 metri, e rappresentano nodi fondamentali di biodiversità e memoria storica. Lo studio mostra come la loro distribuzione non sia affatto casuale: questi giganti verdi tendono a concentrarsi in aree specifiche del territorio, formando veri e propri “hotspot” che coincidono spesso con luoghi con valenza storica come giardini reali, ville, parchi monumentali e siti culturali. Province come Caserta, Firenze, Latina, Napoli, Palermo, Trieste, Udine e Varese emergono come territori privilegiati, con la Reggia di Caserta che registra la massima densità di individui monumentali grazie alla presenza di uno dei complessi botanici più ricchi del Paese.
La composizione delle specie di questa comunità rivela una dinamica interessante: le specie native risultano predominanti nell’insieme totale, mentre le specie esotiche assumono un ruolo particolarmente significativo nelle aree urbane. Nelle città, infatti, quasi tre alberi monumentali su quattro appartengono a specie introdotte, frutto di secoli di pratiche ornamentali e di progettazione paesaggistica. Al contrario, nei contesti rurali e forestali dominano le specie native, che mantengono relazioni ecologiche profonde con il territorio e sostengono habitat complessi.

Reggia di Caserta, Foto di alex1965 da Pixabay
Lo studio analizza inoltre i criteri utilizzati per riconoscere la monumentalità. Le specie native vengono considerate monumentali soprattutto per caratteristiche intrinseche come età, dimensioni, forma e valenza ecologica. Le specie esotiche, invece, emergono più frequentemente per il loro valore storico, paesaggistico, architettonico o per la rarità botanica che rappresentano all’interno dei giardini e dei parchi in cui sono state introdotte. Questa distinzione mette in luce due ruoli complementari: da un lato le specie native, che incarnano l’eredità ecologica del territorio; dall’altro le specie esotiche, che raccontano la storia culturale e progettuale del paesaggio italiano.
Il quadro che emerge dal lavoro di Menon et al. (2025) è quello di un patrimonio arboreo complesso e stratificato, in cui natura, storia e società interagiscono profondamente. Gli alberi monumentali risultano così non solo testimonianze del passato, ma elementi strutturali della sostenibilità futura. La loro tutela rappresenta un’opportunità per rafforzare la biodiversità, sostenere la qualità ecologica degli ambienti urbani e consolidare il legame culturale con i paesaggi storici del Paese.
Un caso emblematico: gli alberi monumentali di Villa Revedin Rinaldi Bolasco Piccinelli
A livello nazionale, il parco storico di Villa Revedin Rinaldi Bolasco Piccinelli rappresenta un esempio emblematico di come gli alberi monumentali possano coniugare valore storico e straordinaria ricchezza ecologica. Situata a Castelfranco Veneto, la villa ha origini seicentesche e fu profondamente trasformata nell’Ottocento dalla famiglia Revedin e dall’architetto incaricato Giovan Battista Meduna, che rielaborò il complesso edilizio unendo elementi lombardeschi, neoclassici e neogotici. Il parco, progettato col contributo del paesaggista Marc Guignon e dell’architetto Antonio Caregaro Negrin, fu invece configurato in stile romantico, con elementi distintivi quali il grande lago, la serra moresca e il suggestivo anfiteatro della cavallerizza.

Villa Revedin Rinaldi Bolasco Piccinelli – Copyright – UniPD
Oggi, il parco ospita oltre un migliaio di alberi, tra cui dieci entità riconosciute come monumentali ai sensi della normativa nazionale: un ippocastano, un bagolaro, un cedro dell’Himalaya, un loto della Virginia, una fotinia, una farnia, un platano comune, una sofora del Giappone pendula, un liquidambar orientale e un gruppo di cipressi calvi. Questi esemplari non sono soltanto testimoni della storia del paesaggio della villa, ma veri e propri “alberi habitat”, grazie all’eccezionale presenza di dendromicrohabitat.
L’analisi condotta sugli alberi monumentali di Villa Revedin Rinaldi Bolasco Piccinelli ha evidenziato che essi ospitano, in media, otto diversi tipi di dendromicrohabitat. Tra le tipologie più frequenti compaiono le branche rotte con durame esposto, le colonie di briofite, gli scortecciamenti, cavità del tronco con legno in decomposizione e il microsuolo accumulato nelle cavità o forcelle dei rami. Questi elementi strutturali, frutto di processi abiotici e biotici, interventi antropici e dinamiche di invecchiamento naturale, svolgono un ruolo cruciale nel supporto alla biodiversità, ospitando ad esempio insetti, funghi, piccoli vertebrati ed uccelli.
È interessante ricordare che la presenza di tali dendromicrohabitat, pur costituendo anomalie nella morfologia dell’albero, non rappresenta necessariamente un segnale di compromissione dello stato di salute e stabilità. Al contrario, molti dendromicrohabitat sono caratteristiche fisiologiche degli alberi vetusti e risultano tanto più preziosi quando compaiono su esemplari monumentali, cioè su alberi che beneficiano del massimo livello di tutela nel panorama nazionale. La loro presenza testimonia non solo la maturità ecologica dell’individuo, ma anche la sua capacità di mantenere funzioni biologiche complesse nonostante possibili difetti strutturali.

Germano reale femmina in cova all’interno di una cavità a camino aperta verso l’alto (a contatto con il terreno) della fotinia monumentale presso Villa Revedin Rinaldi Bolasco Piccinelli. Foto: T. Campagnaro
Il giardino storico di Villa Revedin Rinaldi Bolasco Piccinelli, come moltissimi parchi e giardini in Italia, si configura così come un laboratorio a cielo aperto in cui investigare l’importanza biologica degli alberi monumentali e la necessità di tutelare il loro invecchiamento naturale, spesso alla base della formazione dei dendromicrohabitat più preziosi.
Nel contesto degli alberi monumentali, una delle principali sfide è quindi conciliare la gestione del rischio con la conservazione del valore ecologico. Infatti, risulta fondamentale promuovere strategie gestionali conservative basate su valutazioni avanzate e monitoraggio continuo, finalizzate a mantenere adeguate condizioni di sicurezza senza compromettere la complessità biologica dell’albero habitat.


