La nuova realizzazione di un bosco urbano
Il verde urbano rappresenta oggi una delle principali sfide per la transizione ecologica delle città, richiedendo un equilibrio tra obiettivi ecosistemici, vincoli gestionali e condizioni ambientali locali. Gli alberi in città contribuiscono alla mitigazione delle isole di calore, alla regolazione del ciclo idrologico, alla biodiversità e al miglioramento della salute umana, con benefici economici indiretti legati alla riduzione dei costi sanitari e di adattamento climatico (Impact of urban green infrastructure on ecosystem services: A systematic review. Ecological Indicators). Poiché è evidente che i benefici derivati dalla presenza degli alberi in città dipendono dall’estensione delle formazioni arboree, realizzare nuovi boschi in contesti urbanizzati appare un’azione strategica per la qualità della vita, l’adattamento climatico e la resilienza delle città, piuttosto che come semplice dotazione estetica.
D’altra parte, trovare nel contesto urbano nuovi spazi per formazioni estensive con i caratteri di un bosco non è sempre facile, considerando l’assetto consolidato della viabilità e delle zone edificate.
Sempre più spesso si usa il termine di “foresta urbana”, come sistema che comprende le diverse strutture verdi di una città, dalle riserve naturali che spesso formano gli ultimi residui di vegetazione boschiva seminaturale, ai parchi ed alle ville storiche, fino ai giardini delle scuole e di altri spazi pubblici, ma anche di quelli privati e le alberature stradali. In questo concetto è implicita la volontà di far coesistere spazi altamente urbanizzati con la presenza di verde di qualità. Una strategia in tal senso propone la regola del 3-30-300: poter vedere almeno 3 alberi dalla propria finestra di casa, disporre di una copertura arborea del 30% nel quartiere e vivere a meno di 300 m da uno spazio verde con libero accesso (Evidence-based guidelines for greener, healthier, more resilient neighbourhoods: Introducing the 3–30–300 rule). In quest’ottica appare importante utilizzare meglio gli spazi disponibili in città, favorendo una presenza arborea urbana capillare attraverso una adeguata progettazione e realizzazione di nuove aree verdi fruibili e in grado di offrire diversi benefici ecosistemici.

Parco di Tivoli verso la cima del Rožnik, al centro della città di Lubiana
In alcuni casi è possibile recuperare nuovi spazi verdi semplicemente gestendo diversamente le formazioni arboree esistenti. Ad esempio, tra Vienna e Bratislava è stato creato un parco lungo il Danubio che collega parti urbanizzate in un lungo corridoio verde con diverse funzioni di protezione, di biodiversità e culturali. Su scala più piccola, a Roma, i parchi di affaccio sul Tevere di recente realizzazione hanno valorizzato, attraverso interventi di bonifica e selvicolturali sulla vegetazione esistente, alcuni tratti lungo le sponde del fiume privi di fruibilità.

Lungotevere, Roma (copyright: Comune di Roma)
Nelle città gli spazi più estesi dove poter realizzare nuovi boschi sono spesso nelle periferie, ovvero nei contesti peri-urbani, dove l’urbanizzazione è più recente e non di rado le nuove piantagioni si trovano in contatto con aree agricole o con formazioni semi-naturali. In genere, per le piantagioni si adotta una densità d’impianto inferiore rispetto a quella dei rimboschimenti tradizionali (i.e. L’Italia forestale e montana), con circa 1000 piante ad ettaro (ovvero una pianta ogni 8–12 m²), sesti regolari e specie autoctone selezionate con riferimento alla vegetazione naturale dell’area. Studi recenti confermano che in condizioni ottimali questo approccio può garantire maggiore controllabilità gestionale, costi di manutenzione contenuti e tassi di sopravvivenza relativamente elevati in ambienti urbani caratterizzati da suoli compattati e limitata disponibilità idrica. D’altra parte, risulta evidente la struttura semplificata nei primi anni di sviluppo e una ridotta capacità di supportare biodiversità e funzioni ecosistemiche complesse, soprattutto in termini di habitat e connettività ecologica.
Alcuni dei boschi creati con fondi del PNRR dalle città metropolitane italiane riflettono questi criteri.
È il caso della Città Metropolitana di Genova che, attraverso tre interventi PNRR, ha avviato la forestazione di circa 110 ettari totali e la messa a dimora di 110.000 alberi e arbusti autoctoni nei Comuni di Genova e limitrofi1. Le modalità adottate per la realizzazione sono quella di forestazione urbana, periurbana ed extraurbana a densità standard PNRR, coerente con il principio “albero giusto nel posto giusto”. Nel caso genovese, la selezione delle specie viene dichiaratamente effettuata in funzione delle caratteristiche ambientali e pedologiche dei siti, privilegiando specie autoctone o coerenti con il contesto locale. Le piantagioni avranno l’obiettivo, in coerenza con le indicazioni internazionali sulla forestazione urbana e periurbana (Guidelines on urban and peri-urban forestry peri-urban forestry) di migliorare la qualità dell’aria da inquinanti, di assorbire CO2, di aumentare la biodiversità introducendo una serie di specie native per migliorare le condizioni dell’habitat per flora e fauna, di mitigare gli effetti del cambiamento climatico e di favorire la qualità di vita per le persone. Tuttavia, come per tutti gli altri interventi, il successo del progetto, dipende dall’attecchimento dalla manutenzione successiva, dalle cure colturali e dalla sostituzione delle fallanze. In questo senso, le schede progettuali della Città Metropolitana di Genova indicano esplicitamente un piano di manutenzione quinquennale1. Ulteriori criticità riguardano l’accessibilità, la ridotta integrazione dei nuovi spazi verdi con le aree edificate e le difficoltà di gestione e manutenzione dovute alle particolarità del sito, alle quali si aggiungono le tempistiche vincolate da milestone e target PNRR e i rischi legati alla scelta delle specie. Per superare, almeno in parte tali limitazioni, gli interventi di forestazione estensiva potrebbero essere affiancati da soluzioni complementari più prossime agli spazi abitati, tra i quali la realizzazione di micro-foreste.

Viale alberato con piante che si sviluppano in strati diversi e ricordano la struttura di un bosco (Parigi)
L’idea di realizzare una micro-foresta in ambiente urbano, soluzione che si adatta anche negli spazi più ridotti e intensamente urbanizzati, non è nuova. Proposta ormai diversi decenni or sono dal botanico giapponese Miyawaki, prevede la realizzazione su superfici anche molto ridotte (minimo 200 m²), con densità di impianto elevate (fino a 4–5 piantine/m²), di piantagioni in cui un’attenzione particolare è data alla cura del suolo, all’impiego di molte specie autoctone della vegetazione naturale potenziale per accelerare i processi di successione naturale e alla sensibilizzazione dei cittadini in occasione di “planting days”.
Oltre ai casi in Giappone e in diverse parti del mondo, questo metodo trova un crescente interesse in diversi paesi dell’Europa temperata, ma anche in Italia. In una micro-foresta realizzata in Sardegna, ad esempio, uno studio riporta un incremento della copertura arborea e della diversità vegetale nel medio periodo, a condizione di adattare il metodo alle specifiche condizioni locali di aridità estiva e di degrado del suolo. Le condizioni ambientali particolarmente difficili nelle città mediterranee rendono gli studi sui benefici derivati dalla realizzazione di micro-foreste di particolare interesse ad attualità anche in un’ottica di valutare gli effetti del cambiamento climatico.
Riferendosi a quanto fatto nell’Europa temperata, tra il 2016 e il 2023 in Belgio ed in Francia sono state create oltre 80 micro-foreste, con la messa a dimora di più di 120.000 alberi. In una relazione riguardante le analisi condotte in maniera dettagliata su alcune di esse, è stata evidenziata una mortalità media (dopo 3-5 anni) del 24%, altezza media di oltre 4 m, chioma media di oltre 1,5 m. Un aspetto che emerge è la necessità di assicurare l’irrigazione in anni di siccità (comprensibile per l’elevata densità) e il consiglio di non piantare insieme specie a rapida crescita (pioniere) con quelle a crescita più lenta (finali, relativamente alla successione ecologica) per evitare una eccessiva competizione. Il suolo nella micro-foresta è significativamente migliore di quello esterno, con una biologia più complessa e tutti i benefici che comportano le caratteristiche del suolo di buona qualità (infiltrazione delle acque di pioggia, circolazione di aria e nutrienti). Infine, sono evidenti le differenze di temperatura (fino a 35°C meno nella micro-foresta rispetto alla superficie esterna asfaltata) e l’impatto di una micro-foresta sulle persone si riflette positivamente in termini di sensazione di vicinanza alla natura, di raffrescamento e di rilassamento. Ricercatori dell’Università di Wageningen hanno infine rilevato una diversità di specie 18 volte superiore in 2 micro-foreste, rispetto ad un popolamento arboreo in un parco adiacente.

Prime fasi di una piantagione sperimentale realizzata ispirandosi al modello delle micro-foreste di Miyawaki presso l’Azienda Ovile del CREA-FL, Roma
Le esperienze sulle micro-foreste vengono citate come esempi di ripristino di stadi evoluti di un bosco in grado di fornire molti benefici, anche dopo tempi brevi, in ambiente urbano, a costi contenuti di realizzazione (in India, inferiori a 5 €/m2), nel lungo termine più vantaggiosi per manutenzioni ridotte del 50-70% rispetto alle piantagioni ornamentali. Tuttavia, nella maggioranza dei casi le valutazioni sperimentali sull’entità dei benefici offerti rispetto alle piantagioni tradizionali appaiono ancora carenti in termini metodologici e mancano dati finanziari comparativi e quantitativi solidi a supporto dell’efficienza dei costi a lungo termine. Le micro-foreste non sono quindi la soluzione a tutte le sfide poste in città dal cambiamento climatico, considerate le superfici limitate che occupano. Non vi è dubbio che la comunicazione legata alla loro realizzazione, se effettuata in maniera appropriata, aumenti la consapevolezza sull’importanza degli alberi in città, prerogativa peraltro condivisa con altri tipi di intervento volti ad incrementare il numero di alberi nelle città.
- Città Metropolitana di Genova. PNRR Forestazione – Genova Verde, codice MASE GE01. Scheda progetto PNRR; Forestazione extraurbana in Città Metropolitana di Genova (codice MASE GE02) ; PNNR Forestazione – Genova e Levante Genovese (cod. MASE GE01-2023)
