Verde urbano e salute mentale
Al via la nuova rubrica SISEF “Verde Urbano”, il primo episodio è a cura di Mion Alberica Orsa Maria (Università degli studi di Milano).
Esiste un legame profondo tra esseri umani e natura. In città, dove i rumori del traffico e i ritmi frenetici sembrano sovrastarlo, questo legame può riaffiorare grazie alla presenza di aree verdi come parchi e foreste urbane. Questi ambienti testimoniano la capacità della natura di prosperare anche nel cuore delle metropoli e donano alle persone uno spazio per ritrovare un senso di calma e benessere.
Come evidenziato dall’European Forest Institute (EFI), e in linea con la call for action dell’OMS, la creazione e frequentazione di spazi verdi come le foreste urbane rappresenta un’efficace soluzione basata sulla natura (o Nature-based solution) per contrastare problematiche quali ansia, depressione e stress, che in Europa interessano circa il 17% della popolazione. Numerosi studi confermano questi benefici, documentando effetti positivi – sia nel breve che nel lungo periodo – di parchi e foreste urbane, alberature stradali, giardini residenziali privati, ed altre tipologie di spazi verdi urbani.
Ma in che modo il verde urbano contribuisce alla nostra salute mentale?
Innanzitutto, rispondendo ad una tendenza innata che spinge le persone a cercare nella natura benessere e conforto. È ciò che viene definito biofilia: un bisogno che affonda le sue radici nella storia evolutiva dell’essere umano, che per millenni ha vissuto immerso in boschi e praterie, traendo da essi sicurezza, risorse, e salute.
Un altro meccanismo d’azione riguarda la vista: osservare ambienti naturali risulta molto più piacevole e rilassante piuttosto che guardare spazi costruiti. Questo accade perché luoghi come le foreste presentano forme frattali, cioè ricorrenti e ripetitive (come la ramificazione degli alberi), che sono invece scarse negli ambienti edificati. Persino la semplice osservazione di alberi spogli, che a prima vista possono apparire meno gradevoli, è in grado di favorire il rilassamento psicologico: lo ha dimostrato uno studio polacco condotto su studenti universitari frequentanti una foresta urbana durante la stagione invernale. Al tempo stesso, ricercatori olandesi hanno osservato che, per potenziare l’effetto rilassante, la vegetazione non deve presentare un livello eccessivo di complessità strutturale (Figura 1).

Figura 1: Immagini frattali di rami caratterizzate da un diverso grado di complessità. D= 2.1 è l’immagine meno complessa mentre D = 2.9 è quella con il livello di complessità più alto. La seconda immagine per livello di complessità (D = 2.3, cerchiata in rosso) è stata identificata come la più rilassante dai partecipanti nello studio di Van Almkerk et al. (2018).
Inoltre spazi verdi come parchi e giardini pubblici rappresentano veri e propri punti di incontro, dove i cittadini possono ritrovarsi e tessere nuove relazioni. Come sottolineano Jennings e Bamkole (2019), questo aspetto è particolarmente rilevante nelle città, dove gran parte della vita quotidiana si svolge al chiuso e la coesione sociale, una componente essenziale del benessere mentale, si rivela spesso più difficile da costruire e coltivare. Un studio italiano ha mostrato che, durante il lockdown imposto dalla pandemia di COVID-19, le persone che avevano ridotto la frequentazione degli spazi verdi e le attività sociali svolte al loro interno riportavano livelli più elevati di depressione, ansia, e disagio psicologico rispetto a chi aveva mantenuto abitudini più stabili. La fruizione regolare di aree verdi sembra quindi non solo rafforzare la coesione sociale, ma anche aumentare la capacità delle comunità di affrontare situazioni di forte stress, come quello legato alla minaccia del virus SARS-CoV-2 ed alle misure restrittive adottate per contenerlo. Allo stesso tempo, questi luoghi offrono spazi “alternativi” per l’interazione sociale, suggerendo l’importanza di preservarne l’accesso e l’utilizzo anche in tempi di crisi.
Quando la natura diventa terapia: il modello britannico
Nel Regno Unito il verde è entrato ufficialmente nei percorsi di cura della salute mentale grazie al National Green Social Prescribing Programme, promosso dal Servizio Sanitario Nazionale britannico (NHS). L’iniziativa, lanciata nel 2021 con un investimento di 5,77 milioni di sterline, ha offerto la possibilità ai medici di prescrivere attività a contatto con la natura come passeggiate nei parchi, orti comunitari, o volontariato ambientale: queste green prescriptions (o prescrizioni verdi) sono diventate parte integrante del supporto psicologico ai pazienti. Il programma rientra negli sforzi governativi di rinnovare i servizi di salute mentale e ha dato impulso al Piano ambientale venticinquennale, volto a garantire l’accesso quotidiano a spazi verdi e blu a un numero sempre maggiore di persone, indipendentemente dal loro contesto sociale.
L’iniziativa, valutata su oltre 8.500 partecipanti in sette aree pilota, ha prodotto risultati molto incoraggianti. Sono stati registrati incrementi significativi nei punteggi medi di felicità, soddisfazione per la vita, e percezione del valore della propria esistenza, mentre i livelli medi di ansia si sono ridotti. Oltre al beneficio diretto per i cittadini, il programma ha mostrato anche un importante ritorno sociale sull’investimento: per ogni sterlina spesa, il valore generato è stato stimato in 1,88 sterline. Inoltre, oltre metà dei partecipanti proveniva da aree socio-economicamente svantaggiate e molti appartenevano a minoranze etniche, a conferma del fatto che l’iniziativa è riuscita a coinvolgere anche le fasce più vulnerabili della popolazione.
Spazi verdi: una sinergia tra persone e natura per una salute unica
Riconoscere l’importanza della natura presuppone di andare oltre i confini di un singolo settore. La tutela e la valorizzazione degli spazi verdi non riguardano soltanto l’urbanistica, la pianificazione territoriale, o la gestione del verde: devono diventare una priorità condivisa anche dal mondo sanitario, educativo, e sociale. Le green prescriptions introdotte nel Regno Unito ne sono la prova: solo unendo prospettive diverse si possono ottenere risultati concreti per la salute delle persone e dell’ambiente. Questo approccio incarna i principi del concetto di One Health, che riconosce l’inscindibile legame tra la salute umana e quella degli ecosistemi naturali.
“Verde urbano” è la nuova rubrica SISEF che racconta casi studio nazionali e internazionali che mostrano come il verde urbano possa funzionare come infrastruttura ecologica, sociale e climatica quando è progettato e gestito con approccio forestale.
Il prossimo episodio uscirà il 5 marzo 2026




















