Piazze con più alberi
Quinto episodio della nuova rubrica SISEF “Verde Urbano”, a cura di Giovanni Sanesi (Università degli studi di Bari Aldo Moro).
‘Piazze senza alberi’ ha qualcosa di surreale in un contesto di cambiamento climatico e di ‘surriscaldamento’ delle nostre città. Bisogna però chiarire che non basta la presenza di qualche albero per potere garantire un’efficace strategia di adattamento climatico. Le immagini satellitari e le mappe termiche delle città italiane in questa estate evidenziano una crisi crescente dei nostri ecosistemi urbani con aree verdi, specie quelle con poca vegetazione arborea, che si comportano, dal punto di vista termico, alla stregua di aree asfaltate.
Sono necessarie, pertanto, alcune riflessioni. Innanzitutto, è necessario pensare al cambiamento climatico nella doppia prospettiva del riscaldamento e della concentrazione delle piogge come è avvenuto anche all’inizio della scorsa estate nel giro di pochi giorni. Dobbiamo progettare ecosistemi sistemi urbani in grado di raffrescare, ma anche di potere ricevere e riutilizzare le precipitazioni atmosferiche. Pertanto non solo città più verdi, ma anche con suoli più permeabili e integrati con sistemi di drenaggio urbano sostenibile (SUDS). Questo significa ripristinare ragionare in una prospettiva suolo/albero con la capacità naturale di questo ecosistema di trattenere, infiltrare o gestire l’acqua piovana, evitando bruschi e pericolosi aumenti dei deflussi.
Quando si fa riferimento all’aumento del verde bisogna declinarlo soprattutto con l’incremento della biomassa arborea in grado di traspirare e ombreggiare. Da questo discende l’importanza di adottare nuovi criteri ed indicatori per il monitoraggio del verde urbano. La città di Melbourne è ormai da più di decennio che si è dotata di una piano di contrasto al cambiamento climatico che prende in considerazione questi principi con efficaci risultati.
Realizzare città con più alberi vuole dire creare infrastrutture verdi al cui interno prevedere veri e propri rifugi climatici; questi rifugi oltre ad essere caratterizzati da alberi dovrebbero avere una serie di servizi quali: fontanelli d’acqua potabile, locali al chiuso dotati di sistemi di raffrescamento e di servizi bar, bagni pubblici, eventuale punto di prima assistenza. I rifugi climatici dovrebbero essere connessi attraverso viali alberati e comunque collegati con il sistema di trasporto urbano.
Una strategia all’adattamento climatico non può prescindere da un sistema di monitoraggio delle temperature della città in grado aggiornare i dati almeno su base oraria e di generare ‘allerte caldo’ anche per zone differenziate della città. Allo stesso tempo la gestione sostenibile del verde urbano deve prevedere il monitoraggio del verde e delle alberature urbane anche attraverso criteri e buone pratiche per le sostituzioni quando si rendono necessarie.
Altro dalla rubrica SISEF “Verde urbano”:
- Leggi il primo episodio “Verde urbano e salute mentale”
- Leggi il secondo episodio “Verde urbano e pollini: progettare città più sane nell’era del cambiamento climatico”
- Leggi il terzo episodio “Nature Restoration Regulation: la sfida del verde nelle città europee”
- Leggi il quarto episodio “Il ruolo del verde urbano nei processi di educazione ambientale”




