Seminario: Un approccio statistico per stimare l’assorbimento di ozono e valutare gli effetti di stress idrico e ozono sulla fotosintesi in un pino mediterraneo

Nel Novembre 2001, Nancy Grulke, USDA Forest Service, Riverside, California, USA, ha tenuto a Firenze un seminario sulle applicazioni di un modello statistico alla stima dell’assorbimento di ozono in una specie mediterranea.

In un clima mediterraneo, è facile predire l’inizio stagionale del periodo siccitoso, e ciò facilita la stima della conduttanza stomatica (gs) e quindi il calcolo dell’assorbimento di ozono (O3). In questo tipo di approccio statistico, come specie di riferimento è stato scelto il Pinus ponderosa, una conifera sensibile all’O3 ampiamente diffusa nella regione a clima mediterraneo degli Stati Uniti. Per tradurre le misure diurne mensili di gs in andamenti diurni giornalieri è stato usato un modello statistico generale che utilizza il giorno dell’anno, l’ora del giorno, il potenziale idrico pre-dawn, la luce (PPFR) e una regressione sito-specifica per la relazione tra gs e PPFR. L’assorbimento orario di O3 è stato calcolato sulla base delle stime orarie di gs, delle misure orarie delle concentrazioni di O3, e di una costante per correggere le differenze di diffusività tra vapor d’acqua e O3, con l’obiettivo di stabilire gli indici migliori tra: 1) esposizione all’O3 e assorbimento di O3; 2) fotosintesi netta (A) e lorda (Pg). Inoltre, è stato anche valutato se lo stress idrico nella tarda estate eserciti un’azione protettiva o deleteria sulla fotosintesi durante l’esposizione all’O3. L’esposizione all’O3 si è dimostrata un indice quasi altrettanto valido dell’assorbimento di O3 per descrivere la riduzione della fotosintesi, mentre Pg era più sensibile di A come indice di risposta biologica all’O3. Questi leggeri miglioramenti nella risoluzione della risposta all’O3 hanno permesso di quantificare un valore soglia, oltre il quale l’assorbimento di O3 è ritenuto deleterio per l’acquisizione del carbonio. L’assorbimento di O3 e la siccità si combinavano sinergicamente per diminuire la fotosintesi.

Il testo integrale dell’articolo è stato pubblicato su Monti e Boschi.

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